Photo credits: Ocean Cleanup

Ocean Cleanup Group: dai fiumi agli oceani

3 Giugno 2021 | 6 minuti di lettura

Ocean Cleanup è una fondazione no profit – fondata nei Paesi Bassi nel 2013 da Boyan Slat, allora appena diciottenne – che ha lo scopo di evitare il 90% dell’inquinamento da plastica negli oceani.

Il team è composto da molte figure professionali che cooperano tra loro, tra ingegneri, ricercatori, scienziati e modellisti computazionali. Cooperano per sviluppare tecnologie avanzate da utilizzare per lo scopo ultimo: ripulire gli oceani. L’idea è progettare dei sistemi di pulizia per ripulire ciò che già inquina i nostri oceani e per intercettare la plastica che si dirige verso l’oceano attraverso i fiumi. Come, ad esempio, Interceptor. Questo è una soluzione scalabile che, a partire dai fiumi, impedisce alla plastica di entrare negli oceani del mondo.

Da dove arriva la plastica che si riversa negli oceani

L’80% dell’inquinamento da rifiuti plastici causato dai fiumi deriva da soli 1000 fiumi del mondo. I fiumi sono le arterie che trasportano i rifiuti dalla terra all’oceano. È molto rilevante, inoltre, il fatto che 1000 fiumi sono solo l’1% del totale dei fiumi del mondo. Questo disequilibrio è dato dal fatto che i paesi più ricchi producono la maggior parte dei rifiuti plastici nel mondo, ma sono altrettanto capaci di impedire a quest’ultimi di finire negli oceani, grazie ad un sistema di raccolta dei rifiuti efficiente.

Per quanto riguarda invece le economie emergenti, queste hanno ricchezza sufficiente per consumare molta plastica, ma non abbastanza per disporre di adeguati sistemi di gestione dei rifiuti.

Questo comporta che i fiumi siano molto inquinati, e pieni di plastica, che poi inevitabilmente si riversa nell’oceano. Questi rifiuti si accumulano principalmente in cinque zone oceaniche, la più grande è la Great Pacific Garbage Patch, situata tra le Hawaii e la California.

L’intero processo

La prima fase di pulizia degli oceani è intervenire quindi sui fiumi, che sono quelli che portano la plastica negli oceani stessi. Per fare questo è stato creato, già nel 2016, Interceptor, un sistema scalabile in grado di raccogliere la plastica proprio a partire dai fiumi.

Interceptor è in grado di accumulare e raccogliere 50,000 kg di plastica al giorno e può funzionare 24/7. Ha una capacità di 50 m3, che consente cicli di svuotamento efficienti, riempiendo interi camion della spazzatura in una sola volta. È alimentato al 100% da energia solare, estrae la plastica in modo autonomo e può essere posizionato nella maggior parte dei fiumi più inquinanti del mondo.

La seconda fase è poi intervenire negli oceani. Il sistema, introdotto ufficialmente nel 2019, è stato creato per intervenire direttamente nell’oceano. Esso sfrutta una combinazione di forze naturali, è come una sorta di ancora marina, che crea una resistenza, la quale permette che il sistema si muova costantemente e più lentamente della plastica, consentendo al contempo di catturarla.

Il sistema è in grado di navigare autonomamente anche per lunghi periodi di tempo, accumulando e trattenendo la plastica al centro del sistema. Una volta che i sistemi sono pieni, una nave specifica per la raccolta dei rifiuti, periodicamente, rimuove la plastica accumulata.

Entrambi i sistemi galleggianti sono progettati per catturare plastiche che vanno da piccoli pezzi di pochi millimetri di dimensione, fino a grandi detriti, tra cui le enormi reti da pesca, che possono essere larghe decine di metri.

Obiettivi futuri

Ad oggi vengono ancora prodotte, annualmente, circa 400 milioni di tonnellate di plastica.

L’obiettivo di OCG è quello di riuscire a pulire mezzo milione di campi da calcio del Great Pacific Garbage Patch, conosciuto anche come il vortice di rifiuti del Pacifico.

Attualmente, la già enorme porzione ripulita, grazie a questi sistemi, risulta essere di 275,660 campi da calcio. L’obiettivo finale è quello di raggiungere una riduzione del 90% della plastica oceanica galleggiante entro il 2040. A prova di ciò, si è stimato che un sistema di pulizia come quello di Ocean Cleanup, applicato su larga scala, potrebbe riuscire a pulire il 50% del Great Pacific Garbage Patch in soli cinque anni.

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