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Plastic bank: il vuoto a rendere che valorizza i rifiuti e le persone

26 Maggio 2021 | 5 minuti di lettura

“Abbiamo sbagliato tutto. Tutti. L’ultima cosa che dovremmo fare è pulire l’oceano.”

David Katz, 2017

Appena sentiamo parlare di vuoto a rendere pensiamo immediatamente all’esempio tedesco. In Germania, da più di 15 anni, viene sfruttato il vuoto a rendere per il riciclaggio dei rifiuti. Esistono all’interno dei supermercati dei macchinari in cui il consumatore può inserire ad esempio bottiglie di plastica o vetro, e ricevere in cambio un buono spesa o il corrispettivo ammontare in denaro. Questo sistema si chiama pfand, letteralmente “deposito” e si tratta di un’iniziativa volta ad incentivare i cittadini a riciclare non solo le proprie bottiglie, ma anche quelle che vengono trovate in giro, abbandonate per strada.

Plastic Bank

Spostando lo sguardo oltreoceano, in Canada, assistiamo ad un’esperienza simile, che, all’obiettivo di limitare l’inquinamento da plastica negli oceani, aggiunge il valore aggiunto di combattere gli alti livelli di povertà nei paesi in via di sviluppo. Nel 2013 nasce quindi Plastic Bank, un’impresa sociale a scopo di lucro, fondata da David Katz e Shaun Frankon, a Vancouver, che costruisce ecosistemi di riciclaggio nelle comunità sottosviluppate.

Il presupposto di partenza dei due fondatori di Plastic Bank è che rifiuti e povertà sono due problemi che spesso convivono. Infatti, si stima che l’80% dei rifiuti plastici e quindi anche dell’inquinamento degli oceani sia causato dai paesi più poveri, considerando che, ogni anno, 8 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica finiscono negli oceani.

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David e Shaun hanno saputo affrontare questo problema fondando una catena di negozi in paesi come Indonesia e Brasile, dove tutto può essere acquistato utilizzando come moneta la plastica.

Il messaggio importante che vogliono veicolare è che la plastica non va condannata, non è solo un rifiuto.

Infatti, tramite essa, si possono acquistare dei veri e propri beni e servizi indispensabili per la vita: combustibili per cucinare, rette scolastiche, assicurazione sanitaria. Tutto questo in paesi come Haiti, Brasile, Egitto e Filippine. Paesi in cui sono molto diffuse le discariche a cielo aperto e la quantità di plastica quindi è davvero elevata. In paesi così poveri, dove il riciclo è l’ultimo dei problemi, ma dove, allo stesso tempo, ci sono enormi quantità di rifiuti rispetto al resto del mondo, viene ricercata e trovata la soluzione nel problema stesso. È così che il rifiuto si trasforma in merce di scambio preziosa

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Modalità di funzionamento

La plastica raccolta viene portata nei centri Plastic Bank, pesata, trasformata in denaro e trasferita nell’account online dell’individuo. Il tasso di cambio è di 0,40 $/kg di plastica recuperata e consegnata in questi centri di raccolta. Si stima infatti un mercato potenziale di quattromila miliardi di dollari. Una tale ricchezza ci fa comprendere come la plastica sia preziosa. Infatti, a peso, vale più dell’acciaio – sostiene David Katz.

La funzione dell’account online è sia quella di rassicurare da eventuali furti, sia quella di dare autostima e dignità alla persona che lo possiede – spesso, infatti, capita che sia il primo account posseduto.

Perché Plastic Bank

A garantire un servizio efficiente e serio, è presente un’applicazione bancaria, realizzata peraltro con IBM, che sfrutta la tecnologia blockchain, grazie alla quale si tiene traccia di quanto viene raccolto e si fornisce anche un portafoglio digitale attraverso il quale possono essere custoditi i guadagni e gestirli come una vera e propria applicazione bancaria, che fornisce una visualizzazione dei dati in tempo reale, consentendo appunto tracciabilità e trasparenza. L’applicazione, inoltre, aggiunge ricompense, incentivi, premi di gruppo, classifiche di utenti, riuscendo ad inserire gioco e informalità nell’industria formale del riciclo.

Dove finisce la plastica raccolta

La plastica raccolta viene rigenerata e diventa Social Plastic. In questo processo realmente virtuoso tutti i rifiuti plastici vengono selezionati, triturati e imballati, per essere venduti a grandi marchi, impegnati nell’utilizzo di questa “plastica solidale” nei loro prodotti, nell’ambito di una supply chain a circuito chiuso. Tra questi partners ci sono Marks & Spencer, Henkel, Shell e SC Johnson.

La Social Plastic è quindi una plastica che ha trasferito il suo valore nelle mani di chi l’ha raccolta, contribuendo a ridurre la povertà e prevenire allo stesso tempo l’inquinamento degli oceani.

“Siamo riusciti a chiudere il ciclo in un’economia circolare. Ora possiamo usare il riciclo per sostenere e, al tempo stesso, creare riciclatori”

 David Katz, 2017

I risultati raggiunti e orizzonti futuri

Ad inizio Aprile di quest’anno, Plastic Bank è riuscita ad impedire a 1 miliardo di bottiglie di plastica – l’equivalente di più di 20 milioni di kg di rifiuti plastici – di finire negli oceani. Dal 2013 – da quando è nata – ha raggiunto 558 centri di raccolta, riuscendo a recuperare e riciclare, solo nel 2020, più di 17 milioni di kg di plastica.

Il progetto non si ferma alle Filippine e al Brasile ma si vuole espandere in Messico, Sudafrica e Indonesia, a cominciare da Bali. Entro il 2022 l’obiettivo è riuscire ad espandersi anche in Vietnam e Thailandia. L’obiettivo finale è rendere tutti parte della soluzione al problema dell’inquinamento da plastica, ricercando e trovando tale soluzione nel problema stesso.

 “Non è solo plastica. Non è plastica riciclata.

È plastica solidale, un materiale che acquista valore grazie alle vite delle persone che ci hanno a che fare, ricchi o poveri che siano”.                       

David Katz, 2017

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