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Le plastiche sono tutte uguali?

13 Ottobre 2020 | 5 minuti di lettura

Classificare e catalogare. Charles Darwin durante il suo viaggio iniziato nel 1831 a bordo della nave Beagle, era solito raccogliere grandi quantità di specie animali e vegetali per poi catalogarle una ad una. Questa azione gli ha permesso di concludere che le specie si evolvono e mutano, dimostrando la teoria dell’evoluzione. Classificare e catalogare è di fondamentale importanza anche al fuori del contesto puramente scientifico.

Dopo l’esplosione dell’uso della plastica negli anni ’60, la ricerca e lo sviluppo tecnologico ha permesso di creare sempre nuovi materiali, andando a migliorare le loro prestazioni e adattandoli ad usi specifici. Si sviluppano così le più propriamente definite materie plastiche. Quando parliamo di plastica facciamo riferimento ad una famiglia molto ampia che include diverse tipologie con usi ed applicazioni completamente differenti. Perciò, il termine utilizzato nel settore diventa materie plastiche. Ogni materiale ha un suo nome ed una sigla ma non era individuabile se non con un’analisi chimica.

Con lo sviluppo dei sistemi di riciclaggio viene posta la domanda: come riconoscere quali oggetti possono essere riciclati e quali no?

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Con l’obiettivo di mettere in comunicazione il produttore con l’ente addetto al riciclaggio, passando attraverso il consumatore, il Sistema identificativo standard internazionale è nato con lo scopo di catalogare in gruppi questa moltitudine indefinita di materie plastiche. Creato nel 1988 dalla Society of Plastic Industry, questo sistema raggruppa per tipologia di materiale con lo scopo di individuarne un corretto riciclaggio. Questa tipologia di classificazione è stata introdotta poi dalla Commissione Europea nel 1997.

Ogni categoria è inserita all’interno del Ciclo di Möebius simbolo universale che indica il riciclaggio (quando invece all’interno si trova un numero percentuale, quello invece indica la quantità di materiale riciclato).

Teoricamente, tutte le categorie da 1 a 6 possono essere riciclate mentre nell’ultima categoria rientrano tutte quelle plastiche che non lo sono. In pratica però non tutte sono riciclate per mancanza di una tecnologia che lo renda vantaggioso oppure perché i sistemi di riciclaggio non sono preparate a ricevere e riciclare questi materiali. È sempre utile e consigliato consultare i centri di raccolta della tua zona, per avviare al riciclo in modo efficiente ed evitare tutti quei materiali che non possono essere riciclati.

Questo sistema ha avuto sicuramente un’utilità in tempi in cui il riciclaggio era agli esordi. Con la continua crescita tecnologica dei materiali, che vanno anche ad unire materiali di diversa derivazione come carta e plastica, risulta necessario esplorare anche metodi alternativi per la comunicazione attraverso gli oggetti stessi. Oltretutto, essendo un sistema d’identificazione volontario, ha portato anche allo sviluppo di sistemi differenti che creano un messaggio confuso e poco comprensibile.

Quando ci troviamo davanti ad un oggetto in plastica da conferire nella raccolta differenziata, ognuno di noi dovrebbe essere in grado di rispondere a tre domande:
– Che cos’è? Ossia di quale materiale/i è composto
– Dove va? Nella raccolta differenziata della plastica oppure deve essere smaltito in modo separato
– Come va trattato? Le operazioni da fare prima del suo conferimento come lo svuotamento o la divisione tra diversi materiali.

Una volta risposto a queste questioni, si può assicurare che ogni tipo di materiale possa essere smaltito nel modo più corretto possibile, aumentano la riciclabilità.

Così come Darwin, grazie ad una catalogazione meticolosa, è riuscito a validare le sue ipotesi sull’evoluzione della specie, un impegno nel creare un sistema univoco e obbligatorio potrebbe portare a validare l’ipotesi che la plastica è necessaria per le nostre vite ma deve essere utilizzata coscientemente e soprattutto riciclata correttamente.

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