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Il diritto al riparo degli oggetti

30 Marzo 2021 | 5 minuti di lettura

L’Inghilterra ha annunciato l’introduzione della legge del “diritto al riparo”, la quale si prevede entrerà in vigore nell’estate 2021.

Inoltre, il Governo del Regno Unito promette anche l’introduzione di una legislazione efficiente sulle classi energetiche di elettrodomestici come frigoriferi, lavatrici, phon e TV, i quali dovranno garantire una longevità di utilizzo di almeno 10 anni.

La richiesta è nata dal movimento R2R (“Right to Repair”) per il diritto al riparo, una coalizione che si pone come obiettivi l’ottenimento di una legislazione europea che richieda dei requisiti minimi per la progettazione al fine di assicurare la manutenzione e il riparo, partendo da smartphone, laptops e altri dispositivi elettronici.

L’individuo non è più semplicemente un decisore consapevole e razionale, ma piuttosto un agente coinvolto all’interno di sistemi spaziali, temporali e culturali della vita quotidiana.

La messa in vigore di questa legge determina un momento significativo per l’affermazione dell’economia circolare come modello da perseguire per le imprese e per il territorio, ma anche per le iniziative a livello comunitario che influenzano positivamente il governo verso un effettivo cambiamento sulle politiche per la promozione di un atteggiamento più consapevole per l’ambiente.

Già nell’ottobre 2018, la Commissione Europea adottò delle nuove misure sull’eco-progettazione rivolte a diversi prodotti per la casa, affrontando alcuni ostacoli alla riparazione come l’accesso ai pezzi di ricambio e l’ottenimento di informazioni sulla riparazione e manutenzione degli oggetti.

Il valore che apporta la legge Right to Repair è omnicomprensivo; non riguarda solo il prodotto e l’ambiente in senso stretto, bensì determina un mutamento sostanziale sul ruolo e sulla responsabilità di cui l’utente si riveste: il consumatore, infatti, non è più attore in un sistema di produzione e sovrapproduzione lineare ma diviene compartecipante proattivo di un atteggiamento più sostenibile rompendo così la catena del consumismo e abbracciando il ruolo di “custode degli oggetti”. In altre parole, l’individuo non è più semplicemente un decisore consapevole e razionale, ma piuttosto un agente coinvolto all’interno di sistemi spaziali, temporali e culturali della vita quotidiana.

Queste pratiche sostengono la materialità degli oggetti, integrando alla manutenzione ciclica e alla riparazione, un senso di responsabilità verso il patrimonio di cose che ci appartengono come fossero oggetto di una sorta di rituale rigenerativo tra l’uomo e la materia, accrescendone il valore percepito.

Secondo la Circular Design Guide, documento di riferimento per l’eco-progettazione divulgato dalla Ellen MacArthur Foundation, una strategia utile per agevolare la riparazione, manutenzione e aggiornamento dei prodotti è prevedere strutture modulari. Semplificando la rimozione della singola parte interessata ad essere riparata, riducendo i costi e gli sforzi per sostituire i componenti quando danneggiati.

Inoltre, i sistemi modulari sono più facili da personalizzare e quindi si adattano alle esigenze variabili degli utenti, impedendo ai prodotti di diventare obsoleti e garantendo che siano mantenuti in uso per lunghi periodi di tempo.

Fonte: Ellen MacArthur Foundation

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