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La plastica è ancora la scelta migliore?

2 Aprile 2020 | 8 minuti di lettura
Quando qualcosa non va bene, molto spesso si cerca di eliminare il problema invece di risolverlo. Il problema dell’inquinamento della plastica esiste, è evidente e soprattutto sta causando danni irreversibili ad un intero ecosistema. Come possiamo risolvere questa problematica? Una delle strade che vengono percorse è trovare un altro materiale simile alla plastica che non arrechi danno all’ambiente. La tendenza di questi ultimi anni si concentra sull’eliminazione di un problema che non va però a risolverlo. In realtà la soluzione potrebbe essere già sotto i nostri occhi. Tutte le alternative, che seppur devono essere prese in considerazione, non affrontano la parte del problema che riguarda un tema fondamentale: cosa facciamo con la plastica che già è stata prodotta ed è ancora in circolazione? Un prodotto in plastica ha un ciclo di vita che arriva fino a 50 anni, addirittura 100 se pensiamo ai materiali come i tubi utilizzati nell’edilizia. Il tema principale dovrebbe essere la chiusura di un cerchio, per fare in modo che il prodotto in plastica una volta creato, non diventi mai un rifiuto ma possa essere inserito in un sistema circolare che ne permetta la rigenerazione alla fine del suo ciclo di vita.
Fonte: Plastics Europe – The Circular Economy for Plastics
Lo studio si dovrebbe quindi rivolgere verso la ricerca di sistemi di raccolta dei rifiuti post-consumo, ossia tutti quei rifiuti derivanti dalla raccolta differenziate.

Lo studio si dovrebbe quindi rivolgere verso la ricerca di sistemi di raccolta dei rifiuti post-consumo, ossia tutti quei rifiuti derivanti dalla raccolta differenziate, per fare in modo che la plastica non diventi un rifiuto. A partire dal miglioramento dei sistemi per il riciclaggio, per far sì che anche le risorse energetiche utilizzate nel processo siano il più efficienti possibile, fino a pensare a dei prodotti che si prestano ad essere loro stessi ad essere inseriti in un sistema circolare. La crescita della plastica riciclata è stata esponenziale: negli ultimi 10 anni c’è stato un incremento dell’80% per il riciclaggio post-consumo a livello europeo. Questi dati sono sicuramenti incoraggianti anche se l’obiettivo ancora non è stato raggiunto.

In Italia, secondo i dati presentati nel rapporto di Plastics Europe del 2018, su un totale di 3,4 milioni di tonnellate di plastica raccolta post-consumo, il 29% viene effettivamente riciclato in nuovi prodotti che vengono reinseriti nel mercato, il 33,8% utilizzato per produrre energia ed il 37,2% finisce nelle discariche.

Fonte: Plastics Europe – The Facts 2018

I dipartimenti di ricerca e sviluppo sono impegnati sia nel trovare alternative partendo sia da materiali già utilizzati come ad esempio vetro e metalli sia a studiare nuovi polimeri di derivazione naturale. Molte alternative sono state create, dai polimeri dall’amido di mais a quelli derivanti dalle proteine del latte. Se questi materiali possono avvicinarsi alla plastica in termini di proprietà fisiche, dal punto di vista di commercializzazione sono ancora di difficile applicazione per i loro metodi di produzione che non sono in grado di sostenere la richiesta odierna e i costi ancora molto alti.

In questo settore viene spesso preso a riferimento il settore del packaging, che da solo rappresenta quasi il 40% della produzione. Le alternative quali potrebbero essere? Se dovessimo prender in considerazione materiali alternativi fin da subito si pensa a vetro e alluminio. Entrambi hanno la possibilità di essere riciclati e sono stati utilizzati anche in passato come alternativa alla plastica. Per essere una valida alternativa è necessario mettere in comparazione questi materiali. A partire dalla massa totale occupata dai materiali alternativi che è di 3,6 volte maggiore, in realtà anche il consumo di energia ed emissioni di gas serra per il ciclo di vita totale di uno stesso prodotto non sono promettenti: per entrambi questi indici, la plastica ha un valore che è più della metà. Per arrivare sullo scaffale di un supermercato, un prodotto con un packaging in vetro o metallo, non solo consumerà più energia per essere trasportato nel luogo di vendita, aumentando le emissioni di gas serra nell’atmosfera, ma sarà anche più difficile da trasportare da chi l’acquista. Quanto verrà a pesare la nostra borsa della spesa?

Fonte: Plastics Europe
Non tutte le bioplastiche sono biodegradabili poiché vengono creati materiali che si avvicinano molto alla plastica “tradizionale”.

Passando al caso delle bioplastiche, bisognerebbe fare prima un po’ di chiarezza. Le bioplastiche sono ricavate da biomassa, componenti di derivazione naturale come ad esempio amido di mais o patate, e non contengono quindi componenti fossili. Non tutte le bioplastiche sono biodegradabili poiché vengono creati materiali che si avvicinano molto alla plastica “tradizionale”. Per quelle che sono biodegradabili, ovvero che vengono degradate da microorganismi presenti nell’acqua in ambienti protetti e controllati, gli effetti negativi non vengono in ogni caso eliminati perché il processo di degradazione può durare molto tempo e non sparisce completamente. Secondo gli standard europei, per essere denominata biodegradabile, deve raggiungere una percentuale del 90% di conversione del materiale in CO2 entro 6 mesi.

Se entro il 2023 alcune applicazioni potranno sostituire in modo efficiente la plastica convenzionale con risultati eccellenti, come ad esempio per le cialde da caffè, la produzione di bioplastica riuscirà a coprire solamente il 10% dell’intera produzione, continuando a dover trovare un’alternativa per il restante 90%.

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Photo credits: Emma Sicher
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Photo credits: Margarita Talep

Analizzando i vari aspetti del problema e della ricerca delle soluzioni è evidente come la plastica continua ad avere un ruolo centrale nelle nostre vite quotidiane e non può essere facilmente sostituita. Le azioni da svolgere non devono quindi distogliere lo sguardo da ciò che già abbiamo. Prima ancora di riorganizzare un sistema di produzione, c’è il bisogno di educare il consumatore finale che attraverso le sue scelte influenza la produzione stessa. Attraverso un’informazione chiara ed onesta sui difetti ma anche i pregi di questo prezioso materiale, si formerà una società in grado di analizzare i suoi consumi, dall’acquisto al corretto smaltimento. Di conseguenza il sistema di riciclaggio migliorerà, aumentando le quantità di rifiuti post-consumo che potranno essere riciclati, influenzando anche la ricerca e lo sviluppo di tecnologie più efficienti, facendo crescere le applicazioni possibili. Siamo un sistema interconnesso ed ognuno di noi ha un ruolo fondamentale per la creazione del nostro futuro.

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